POESIE D'INVERNO

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IL POSTO ACCANTO

 

 

Se vuoi sentire le parole che non so dire, ti chiedo di restare,

se pensi che un giorno sarò io a concludere il tempo

ti rispondo col silenzio per un altra notte

se non riesco a parlare, è perché già ho visto

ed ho rubato nel giorno la verità, che sta dietro la ragione

forse vorresti che mentre ti scivolo addosso,

avessi solo te per sempre

e dirti che dipendo da ogni tuo singolo soffio sul mio viso

quando mi stringi i capelli, vorresti trovar in me le frasi

che fanno agli occhi di un uomo, unica, una donna

ma in me non vive la promessa, e non muore la speranza

 

persino quando per una vita ho visto il posto accanto vuoto

orfano di quel nome e quel cognome, a cui rapii la voglia

ho continuato a girare lo sguardo ogni giorno, ogni ricordo

e poi, senza accorgermene mi sono voltato ancora,

e c'era il tuo viso, senza che ne fossi sorpreso

forse era già tuo quel posto, ma questo io non so dirtelo

forse sarà vuoto per un altra sera infinita, ma ora ci sei tu

ed io non so parlare della paura o dell'affetto,

ne della rabbia che vola quando ti stringo nel buio

ma so che mentre mi volto, ti vedo,

e il silenzio forse delude, ma non uccide mai

 

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LA DANZA DEI POPOLI


ho aperto gli occhi questo inverno, e poi la mente

ed ho visto un paesaggio di uomini così diverso, da ieri

che cerco di rendere mio, ma che riconosco estraneo

senza razzismo da provincia, o scintillante moralità da illusi

ho capito che c'è un meccanismo, costruito male

un incongruenza tale, da crearne altre senza soluzioni

e ciò che verrà dopo, continuerà nell'errore

se non aggiustiamo adesso, questo sbaglio, reso normale

gente venuta a guadagnare, ha imparato a rubare

popoli un tempo schiavi, che rendono schiavi i loro figli

per generar prodotto, per alimentar ricchezza

ormai abitiamo uno stesso presente, senza frontiere

per questo non dovrebbe esistere la necessità

della migrazione per l'esistenza, dell'andare per vivere

la libertà si chiama scelta, agli occhi di chi ragiona

in questo mondo ingiusto eppure meraviglioso

vorrei che fossero tutti liberi i suoi figli

e vorrei dirvelo, che è la povertà che genera rabbia

e crea le diversità,le paure nascoste

nella ricchezza le differenze si appianano,

e non so come, invece di farci simili nel nulla

questo mondo, ci fa simili, nella completezza

fatta di percorsi e vite diverse, ma di soldi uguali

unico linguaggio, che in babele, non fu scompaginato

ogni popolo, col suo ambiente, col suo presente

che non scinde sopravvivenza e futuro, ma che cresce

nel proprio spazio, che si arricchisce negli altri

ma che non scompare nella mescolanza,

una danza armoniosa d'identità diverse e libere,

unite in un solo abbraccio, fiere e consapevoli

che è questo passo, la chiave del coesistere

 

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UN RISVEGLIO


come vorrei che tornasse il mio futuro

almeno in questa notte, sorda ai desideri

vorrei riscoprire, il volto che avevo, in quelle foto,

sedermi, guardarmi indietro ed essere soddisfatto

poi voltarmi, in avanti, ed aver nuovo entusiasmo

ma non mi è rimasto niente, solo un lento affanno

e chissà perché ora sfuggo da tutte quelle certezze cadute,

da quelle cose che prima cercavo di raggiungere,

da quelli sguardi che prima minacciavo, sicuro

in cui ora vedo delusione,quella delle speranze disattese

delle partite perse, senza esser state giocate,

da chi poteva vincere, da chi avrebbe vinto

lo vedo, negli altri e nei miei occhi, quanto ho gettato

tra la polvere dell'indecisione e del dolore, ma vorrei

 che da questa notte ci fosse una forza ad accompagnarmi

e che divenisse vita, questa volontà, ad un passo da me

se ne vada tutto, tutto ciò che cerco, che non ho

tutto ciò che mi aspetto, un percorso che sia gigante,

perché anche se sono stanco, l'ho capito bene

basta andar a cercare l'oro, scansando il bronzo

se quella vena che mi aspetta fosse solo una chimera

avrei solo patito la fame , vedendo gli altri sfamarsi

in cerca di un cibo migliore, che non mi placherà mai

continuando a sentire quel vuoto, che decido di colmare

con i miei giorni normali, con una sconfitta enorme

che non rendo ricordo, ma stimolo per cercar vittorie

ed ora basta lacrimarti addosso, pensieri senza soluzioni,

ed alzati adesso, perché già è sfumata questa notte,

in questo risveglio che batte l'ora di ricominciare

 

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SCONTRI


ora ti aspetto al varco, forza provaci ora

a rubarmi di nuovo i miei anni, ad annegarmi

poniti adesso, tra me, e ciò che era giusto

fammi vedere, se puoi di nuovo fermarmi

non sei un bisogno raro, ora , non lo sei mai stata

non un muro, che potrei abbattere con facilità

non una montagna, che non scalo, ma che supero

vienimi incontro qui, con quell'orgoglio

che nasconde immonde paure e debolezza,

non riuscirà quella finta forza maledetta

che si alimenta scagliandosi contro i deboli,

a ferirmi ancora, a dissolvere il marmo


ora debole, non sono più, e quelle ferite

ad un corpo moribondo, fanno più vivo

un corpo che non ha più bisogno di difese

una corazza, contro il mondo, che non si piega più

che non vacilla, che trema, ma non demorde

non sei un ostacolo, in questo passo, non ne ho più

ho solo voglia, e forza, con la paura di arrivare tardi

ma non di non arrivare, nel mio cammino

ho abbattuto tutto, anche la tua arroganza

il tuo volto, che mi faceva in ginocchio in una piazza

mi fa dritto, a cercare di divorare quest'esistenza

che ha arrancato troppo per lasciarsi andare,


avanti fatti contro a me, adesso, te con gli altri

finti moralisti, finte lacrime e parole enormi

scontratevi con me qui, voi che promettete futuri

che siete in gabbia, e vi credete liberi

che pascolate, ingrassandovi, con erba che vi svuota

fissateli ora i miei occhi, che sanno attirare sguardi

che da ferro avete reso pezzi di creta in frantumi

come è stato facile calpestare quel vaso già rotto,

ma nel tempo che riscopre un anima intera

e fa giustizia, che ridà più di quel che ruba

c'è la forza che non cede al rancore, all'odio del dolore

e proclama la sua gloria, senza una vendetta incolore

 

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RECONQUISTA


lasciamo al passato la nostra discesa

che vide nella morte, una nera sconfitta

e non nella rinascita, una vera opportunità

non chiediamo nemmeno pentimenti

a dar magre consolazioni, ad anni spenti


ci basta esser rinati, a generar nuova vita

mescolando con la nebbia, la nostra voglia

senza acredine per i nostri boia senza legge,

ci sentiamo già sollevati adesso, e saldi

nella consapevolezza, di ciò che abbiam perso


per un soffio d'affetto sbagliato,

per un solco profondo su un terreno asciutto,

chi molla, di sicuro, non fa suo un destino

perciò ora cavalchiamo i nostri anni

sulle ceneri di un fatalismo da codardi


non aspettiamoci più niente, da questa gente

da queste ore sprecate in vane attese,

sono sveglio adesso e dalle fughe, non fuggo più,

ma ratto partecipo,a questa rabbiosa reconquista

nuove orme su altra terra, nuove glorie alla mia vista

 

 

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VOGLIO SENTIRE LA VOCE


voglio sentire la voce

della rabbia che precede il sospiro

dei cadaveri sotto uniformi

sotto vestiboli, come simboli vuoti

sotto bandiere di pezza, senza cuore


voglio ammansire la voce

di quelli che per anni mi han traviato,

del pensiero che ha ostacolato il mio

della vergogna orfana di rancore

di uno sguardo rapito al tempo che scorre



voglio cancellare la voce

che subì il colpo cercando la pace

che vide i prati, su cui nascono croci

senza riuscire ad opporsi alla strage

che tacque la ragione dietro il guadagno


voglio calare la voce

sopra menti sorde alle rivincite,

davanti corpi che limitano la mia forza

accanto ai respiri in cerca di onestà

privi di vessilli a cui donare entusiasmi


voglio alzare questa voce

oltre le grida, dei senza ragione

a tacitar chi si riempie di parole

per dir ai muti, che si chiama rassegnazione

questo silenzio che non voglio più sentire

 

 

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QUAL CORAGGIO

quelle, frasi, quegli abbracci, qual coraggio

nell'averle sorrette, quale ora nel vederti allo specchio

si vede ti guardi il trucco, non l'anima

ti basta , come ti è bastato, essere a posto fuori

non ci sono veneri di rimmel, in quel momento

solo facce senza volto, solo occhi, senza sguardo,

a negar una mano, a negar ciò che è dovuto

nell'accento della voce, che cambia colore

qual coraggio, in quell'alfabeto di un altra lingua

che non compresi, che muta parole, in vuoti

così difficili da decifrare, così freddi da sentire

non è importate, non lo era , non lo sarà

un altra vita da scartare, un altro passo tra i mille,

nelle urla scortate dagli addii, negli altri odori

qual coraggio, nel farti giusta, nel farti vinta.

Nel superarti, nel renderti nebbia dei pensieri

sogno vivo, e mai dimentico di ieri,

mio coraggio, in questa vita, dopo una svanita

 

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UNO SU SEI

 

Solo un sesto, in fondo è accettabile

uno spicchio di mondo, che si ferma

che non conoscerà mai certe emozioni

perché deceduto prima di arrivarci



certo c'è un popolo immenso che sta bene

ad un prezzo da pagare, forse non troppo caro

un mondo in abbondanza che getta i suoi scarti

che si permette la scelta, che si vanta della sua storia



un corpo su sei, un anima che non diviene uomo

un presente senza futuro, un futuro già passato,

un passato che solo qualcuno può avere,

cosi vicini a noi, eppure cosi stranieri



basta dare prezzi, a cose senza prezzo

e mettere in vendita ciò che non possiamo possedere

ho visto sprecare il pane, e qui chiedere fame

a due occhi, nascosti, dalla mia ipocrisia



dalla mia carriera, da questa casa, da questo lusso

da questa puzza di pulito, che mi sporca

e mi violenta addosso il peso, di non sentire pesi

il male di credere, di non fare alcun male



Uno su uno, vivi, con questo pane che basta per tutti

in un sogno, senza notte, quel mondo ad un passo da qui,

in un sogno che abbiamo allontanato dalla realtà

per un percorso, che riscopro, che tu con me, fai nuovo

 

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NERO CREPUSCOLO



ci sono notti a cui non segue alcun sole

ma un eterno crepuscolo di buio

come una mia, in una casa spoglia

in un immenso deserto di parole

al mutar dell'anno, in un altro

di una fine, in inizio, di una vita in morte

poi uno specchio, un volto straniero e me



sai ci sono pensieri ed accadimenti

che non si possono spiegare,

ma senza sapere il come, solo capire

ad ogni verità cercata, non si è svelato alcun dubbio

non si è mai raggiunto una fine,

ma solo aperto, altre domande in cerca di risposte

altre notti, dopo giorni, altri arcani sonni





in questa oscurtià perenne, ora afanno

 e non occorre aprire gli occhi in mezzo a tanto scuro

forse rincorro il mio sole, forse lo attendo

forse è qui che devo stare, qui che dobbiamo rimanere

come quella notte in me fino alla fine

non c'è nessuna luce che cancellerà quel nero attimo

ma forse altre vite a splendermi attorno

 

 

 

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GLI ALTRI OCCHI



forse è stato il bacio che non aspettavi

a generar la voglia, di darne uno vero

o tutte le mani che hai sentito lontano

a far trovare ora la mia, leggera e decisa,

come la tua, come il calore che persi,

che credevo spento per sempre

forse questo bastava, un anima spenta

travestita da ragazzo, che cercava un sorriso

non la compagnia sporca di una sera,

uno sguardo carico d'odio e di tristezza

senza la forza di afferrare, il tuo

senza il coraggio di poterti sfuggire,

forse sono stati gli altri occhi che hai vissuto

a donarti questi, pieni di timore, e angosce

ma onesti, nell'abbassarsi davanti ai tuoi

solo parte di un percorso, già tuo

già destino di una vita, o solo ricordo di domani

chissà se ti fermerai qui adesso

in questa parte di mondo sbagliata, che vive in me

chissà se le parole che non hai sentito negli altri

fanno più grandi le mie, o solo più nuove

vorrei che tutto si fermasse qui, per sempre

nessun passo già fatto, nessuno da fare

solo un viso che sfiora un altro su queste rive

a crederci, con rabbia, senza rimorsi,

poi aprire gli occhi e scoprirmi nei tuoi

 

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ELEMOSINE

Non so se si dimentica per perdonare

O se si perdona per dimenticare

chissà quale è il passo ke precede l'altro

e quello che verrà ancora dopo,

ma so ke ricordo, con forza ogni momento

perché non ho perdoni da elargire

ne abbastanza paura per dimenticare

forse servirà agli altri, quella foschia

che han sempre trovato, scuse e rimborsi

che han dimenticato, e poi perdonato

che mi hanno dato risarcimenti di parole

per ripulire e liberare le loro coscienze

non certo questa, mia, che ha detto grazie

nel rifiuto, stufa di elemosine senza peccati

e di certo, non scorderà che non basta

cancellare gli altri per ripulire se stessi

 

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NEBBIA E LACRIME


se respiri, respira forte

e fai tua la vita che ci circonda,

se parli, fai in modo che ascoltino

e colma quel vuoto di parole,

poi ridi e stringi il vento nella mano

racchiudilo in un palmo

e di nuovo, donagli la fuga

senza dimenticarti mai 

che sei passato di qui

che quell'aria saprà per sempre il tuo odore

che io mi ricorderò di te

e tu di me, per tutto il tempo ancora

poi abbracciami piano

se ti è rimasta la voglia

e li resteremo per anni

quando altre vite si stringeranno

nello stesso istante

e ci sarà un pò di noi in loro

e un pò di loro, in noi

poi un bacio, una carezza , un sorrisso

come in quel tempo infito

lontano dallo scorrere, da queste vite

 di cui rimane nebbia e lacrime

 

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UNA LUCE DI CERA


nella stanza c'è un sorriso, nelle mani un viso,

lamenti di un vento , lontano, alla finestra

ed un mondo che corre, infinito, fuori da noi

c'è una luce di cera, a danzare, solitaria e serena,

a spiare, discreta, le nostre anime nude

distorte in una abbraccio di due corpi di perla,

c'è una voglia decisa, ed imprecisa

di esser esattamente li, a viver quel momento

e c'è un altrove che sogno, che adesso è qui

tra uno scontro di destini distesi su un letto

e un incontro di passioni, a divenir insieme,

ne usciremo di sicuro distrutti o più vivi

ma in quel battito non più d'un solo cuore

forse, avremo il coraggio di dire, amore

 

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MANI SPORCHE

 

Come fanno le mani di certe persone

A riuscire sempre pulite, senza odori

Senza macchie, ma sicure e ferme nel loro toccare

Chissà a qual fonte, chiedano perdono,

il perdono di un acqua  che porta via tutto

il calore di un altro, un viso sfiorato

una penna pesa  come l’ascia del boia

mani così sporche che faresti fatica a sentir umane

ogni volta ti scrutano e sono nuove

ma non innocenti, non libere e giuste



come le nostre, che profumano ancora d’adolescenza

che han strinto promesse, e viaggiato su lettere              

che scontano ogni giorno il peso delle carezze

sono mani vissute le nostre, senza bisogno di rinnovarsi

perché non hanno paura di nascondere il loro vissuto

che stringono per piacere non per dovere

eppure non riescono a fidarsi mai, come noi

di chi ha mani troppo limpide, dovrei dire, pulite

le stesse che han dovuto cedere orrore all’acqua

per scaricare il nero dal  loro candido palmo assassino

 

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L'ULTIMA LACRIMA


quello che ci hanno fatto è mostruoso

passa, sfuma,ma non si può cancellare

è una macchia indelebile persino al tempo

a noi, che eravamo troppo piccoli per capire,

troppo piccoli per non amare comunque

per poter fuggire, per vedere così scuro


a noi che eravamo già grandi, per tollerare

per non intervenire, per limitarsi a scappare

già grandi per continuare ad amare

ci sono momenti per insegnare, ed altri per apprendere

e persone nei ruoli e nei tempi giusti,

ora è tardi per l'uno, e forse anche per l'altro


e lei che abbandonò l'anima che accompagnava

nonostante le avesse sudato addosso purezza

e lasciò la mano, dopo quel buio, senza rimorsi

ignorò che chi sta nell'oscurità per secoli

difficilmente può vedere, nella luce normale

ma sa, di non poter ricadere in quella notte tremenda


stamani è uscita una lacrima senza traccia

a me, che solo uno sguardo fece lacrimare

ma è il pianto di una vita, tenuto dentro da sempre

un pianto di lacrime consumate e finite

che spreme l'ultima goccia di male dalla pelle

e lo lascia li, a macchiare solo una coperta


mi ricorderò di me da piccolo, ma sono grande abbastanza

un andare, ora, dopo quella guerra, non sarà più un fuggire

e quel carico d'odio, un peso, più leggero da portare

 

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LA VELOCITA’ MASSIMA

 



E le nuvole si son mangiate anke quest’ultimo sole

Questo lento tramonto che non cambia colore alle cose

A differenza di anni fa, ho una mano che mi stringe,

niente di più, non credo che dovrebbe bastarmi questo

ad ogni minuto che sento non appartenermi, che non è il mio

ripropongo un lamento d’odio verso chi, mi rubò il futuro

lasciandomi quel presente nero, e questo, straniero

 

non so come fece il suo respiro a vomitar menzogne

così a lungo, così facilmente, e il cuor suo a prendere passi

cosi diversi da quei che aveva compiuto nella sua vita

ed ora chissà come può procedere così serena, cosi innocente

a me non interessa però questo,ma quanto ha influito sul mio incedere

il risarcimento non può essere solo la fine del dolore,

l’inizio di qualcosa, o il riprendere qualcosa,queste sono mie conquiste

 

ma dove è  il principio morale, nella sua impunità, dove è la coerenza

nel suo viso senza parole, è tutto sbagliato, è tutto sporco

rivoglio ciò che mi ha tolto, il mio destino, il mio orgoglio

il mio dono, il mio futuro, niente di ciò che era nostro  pretendo,

 mail resto si, il resto era  mio, solo mio, ed adesso mio deve tornare

mio deve restare,crescere,deve accelerare,senza esitare su frasi

adesso non posso,fermarmi,non posso decelerare a contemplare,

 

ma compiere un cammino, correndo, cercando di riafferrare tutto,

 non bastò quel temporale ad uccidermi,non basta ora questa pioggia

a placarmi l’anima,ho fatto l’abitudine persino al rancore,

 ora mi resta la velocità massima del mio destino,a catturare il tempo

se ne è andato troppo, per sempre,e non torna, come non torno io

ma niente se ne andrà più così, nemmeno tu adesso,per questo

prendo le tue mani,e le tengo strette,nessuno ti porterà più via da me

 

un abbraccio come una catena,una confessione,come una laccio,

non ti staccherai perkè sarò io a mollare,stavolta no,non accadrà

stavolta riconquisto tutto, persino il passato, persino il futuro relativo

non mi fermo,non posso,non ti lascio andare via,se sei in me, 

se mi guardi dentro, mi capisci, se vuoi correre con me i miei passi

ti porto con me a prendere ciò che mi spetta, per ora questo sono 

perkè il vento dal passato alimenterà le mie vele,senza spazzarti via

 

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 SLEGO I CAPELLI

 

 

Slego i capelli e lascio che attraversino la distanza

Da me a lei, da te a noi,  e sorrido al vento che vibra

Mentre scelgo di amarti ancora e di non averne mai abbastanza

Di quello che mi dai, del tuo sorriso, del calore di un minuto

Dell’anima ,poi del mondo fuori che ci lascia soli nella stanza

E perde consistenza nel vestito che ti abbandona,nello sguardo avuto

 



Ed appare una sagoma meravigliosa,uscita dal buio,e dal rancore

Una donna bellissima, adorna di una passione nuova

Libera e viva, nelle mani che stringo, priva di pudore

Lo  so che niente vale tanto, che niente di questo mi è dovuto

Ma ho il coraggio di guardarti in faccia e di sentire il nostro odore

Mentre guardo il tuo riflesso,sento rinascere ciò che avevo perduto

 

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IL PESO DELL’ AMORE

 



le notti non sono infinite, ma la nostra si, la nostra è per sempre

tienimi forte, legati a me, adesso, ora  e per un istante ancora

rendiamola viva ed immutevole  questa parte di vita

ne abbiamo sprecati e persi  troppi di momenti preziosi

ma questo no,ora ne conosciamo il valore, ne sentiamo il peso

tu ed io, e chi quest’immenso volle distruggerlo, chi lo rivive,

chi per la prima volta ne sente il  calore, chi lo cerca tra i ricordi

non facciamolo spengere,non neghiamoli entusiasmo e passione

perché è un fuoco a bruciare,  ma un amore a consumarsi

 

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RIFLESSO IN UNO SGUARDO

 

 

Avete il coraggio di amarci e poi di odiarci,

di prenderci e lasciarci

Di far parte dei nostri giorni neri

aspettando l’ arcobaleno di un sorriso

Che illumini come un complimento

le vostre ore di silenzi eterni

Spoglio ragazze bellissime

ma le guardo sempre negli occhi

Per mettere a nudo l’anima ed i sentimenti,

                                       ed invece mi perdo                                          nella vostra bellezza semplice e limpida,

nel vostro affetto sincero



Sarà durato un momento,

ma che importa, è  stato un istante vero

La nostra vita siamo solo noi,

ma la possiamo vedere  di riflesso

Negli occhi lucidi di chi ci sta donando la sua parte migliore

Nel momento che ho perso

ho cercato rimpianti, ho cercato scuse

Forse cercavo solo lei, o forse me

,  di sicuro solo una risposta

Più probabile, una domanda,

la sola che possa darmi ancora

L’illusione di una comprensione,la certezza dell’inaccessibile



Avrei cercato di afferrare tutto,

anche i peccati non miei

Anche le sue bugie,

il suo disprezzo, la sua ingratitudine

Io che non sono mai riuscito ad essere leggero, cercavo pesi

Che avrebbero dovuto gravare sugli altri,

il peso della mia onestà

Della limpidezza della verginità,

della passione senza scopi, senza mezzi

Non potevo pensare che tutto

sarebbe divenuto un inganno scuro,

ed allora altri pesi sulle spalle,



Le mie lacrime e le sue, senza il riflesso

di un affetto o di un arcobaleno,

ma con l’ombra di un amore finito

di un offesa eterna, ad una notte

che ne strascinò altre mille

ma portando pesi, mi sono fatto enorme, portando mali

mi sono meritato il passato, il presente, il futuro

me la sono guadagnata la vita, nell’odio di un momento

nella pazzia di quel conto alla rovescia, di quella discesa

che sembrava non poter placare la mia agonia, sprofondai ,io

amai, persi, piansi, con le mie mani, sulla mia pelle,

stordii la vita, per una persona che mai fu, ma poi capii

 

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IL SUONO DELLE PAROLE



Come si fa a rendere un emozione, ricordo

Come possono passare, attraversarsi, divenire, solo memoria

Poi nemmeno quella e sfumare, in silenzio

Non mi sono mai chiesto dove vanno le lettere

Che escono dalla bocca, quelle frasi che presero vita

Da labbra su la labbra, o da urla su rabbia

Ma sono certo che non spariscono, nel momento

Che il vento porta via il loro suono, perhcè io le sento ancora

Perché tu un tempo ne hai fatto tesoro, tu le hai sentite

E hai rubato amore al silenzio, e luce dal buio



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IL CERCHIO

 

Cambiamo un altro po’, sorridiamo all’indifferenza

Alla scienza che cancella il principio, alla nostra presenza

Nel cerchio, che tutto assimila, mentre tutto nega

Perdiamo anima, con la vita sacra che nei dubbi annega

 

Vincete paure per altre paure, e persone per altri sguardi

Nel raggio che ci rende lontani dal centro , e ci fa sordi

Alle urla celate nei prestiti e nelle tavole imbandite

Ai pianti dei giorni veri, alle lacrime su foto sbiadite

 

I nostri contorni, i nostri ambienti, la nostra vita

A rincorrere se stessa a passare, come fosse servita

Come fosse un filo con un nesso dal principio alla fine

Come avesse un senso,  mentre siamo solo pedine

 

E ci sembra tanto normale perdersi in questo modo

In un mondo evoluto in un secolo senza un metodo

Ma sospinto solo da se e dalla sua rincorsa infinita

Eppure niente così è giusto, ora riprendiamoci la vita

 

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COSI’ LONTANO IL RESTO





Io il respiro, tu l’alito che da sollievo

Il sonno mio, ed il tuo calmo dormire

Cosi vicine le nostre mani, cosi lontano il resto

Sai ci sono un sacco di ragioni per amare

Un milione di momenti di tristezza, o di calore

Ma io ho quella più vera, quella più limpida

Io che ho conosciuto la bellezza del mondo

Vissuto da un anima solitaria e serena,

non cerco un oppio, non aspiro al bisogno

ma ho trovato completezza nel mutare,

e cercando tutt’altro ho trovato passione

ed adesso so, adesso conosco il percorso

si per una volta, so bene cosa devo fare,

perché ci sono indecisioni, e dubbi che durano un attimo

le cose che non siamo sicuri di volere,

in fin dei conti non le vogliamo per davvero

ma quell’attimo adesso è già passato,

e  non si tratta più di scegliere una strada,

ma decidere la velocità con cui percorrerla

 

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INIZIO E FINE

 

Ci sono cose che non dovrebbero finire

Ed altre che non dovrebbero iniziare

Io ho finito quelle che non dovevano iniziare e

iniziato quelle che non dovrebbero finire



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UN PASSO DIETRO A ME



Imparando a fuggire dagli altri,

da me non sono riuscito ancora a farlo

Eppure è tutta un esistenza a voltarsi indietro,

a sentire una brezza affannosa dritta sul collo,

che sfiora i sogni, e sussurra verità nascoste

In un tiepido autunno,

o in un inverno di inferno, senza soste

Sussurri tremendi,

di cui non posso fare a meno,

di cui nego nella penombra il significato profondo,

ed invece sento

come un urlo assordante la loro ragione



Un passo con un altro, e dietro,

di nuovo ,uno che segue il mio

Che percorre le mie orme ad un niente da me,

come fosse,me,quasi addosso

Vorrei afferrarlo ed invece sfugge,

si disfà nel vento, come il mio viso

Non si può fissare gli occhi di chi li tiene bassi,

e rubare uno sguardo

A chi ha a sguardi già macchiati,

a chi sa di non poterti mentire,

cedo un istante ad un sorriso,

ed incrocio un anima nuda, un anima vera



chissà se sono io a voler fuggire,

o lei a voler rincorrere,

ma so che questo ci lega,

 e forse ho smesso di cercare due occhi,

perché loro non potevano più rispondere

ma solo gettarmi contro una realtà nera,

forse non voluta, ma trovata

 e non ero io a lacrimare giudizi e passioni

per ritrovare un età andata

ma loro che non potevano negarla,

loro che non potevano rimpiangerla

 

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ESTINTO

 

Come un animale raro, che non riesce ad adattarsi

Che l’evoluzione fa sconfitto, ma che continuiamo a cercare

Perkè non calpesta principi in cambio di sorrisi,

non si alimenta di ciò che proprio a buttar giù non riesce,

e dice no, con un sorriso scuro, alla sopravivenza

mentre lascia impronte profonde in questo suolo,

 

che passino le stagioni, e venti, ad accarezzare nuove vite

ci saranno segni eterni in quei luoghi dove nessuno passò

dove solo quell’animale raro, porto l’anima a pascolare

a nutrirsi di erba con un sapore unico, con un sapore vero

siamo già morti in questo istante, siamo vivi per sempre

senza nasconderci, senza arrenderci, senza sparire

 

siamo solo umani, in un mondo di non umani,non liberi,

ne prigionieri,non sotto metri di invidia e delusione

oltre queste alte sponde che ci separano dall’infinito

 ci sentiamo chiusi,ed immensi cieli stellati,a darci un segno

a prenderci per mano, solo una parola più in la, e sono io

solo, ma non sarà questo passare a negarmi l’estinzione

 

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OMBRE DA UN FUOCO SILENZIOSO

 

Questo fuoco non fa rumore

Solo piccole scintille di luce

Ed è qualcosa che ti sfiora,

che ti accarezza leggero, nella sera

prima l’ombra che ricompone il corpo

e poi il calore, che scivola sulla pelle

che tocca l’anima con una brezza eterna

 

un falò che senti dentro

che cede cenere alla terra, ma da vita

in cambio d’un pensiero, o forse d’amore

io ti avevo accanto, io ti avevo e basta

ho strinto sogni così forte

da ammansire quelle fiamme

fino a costringere un raggio sul tuo viso

 

chissà se te ne ricordi, chissà se è in te, quel calore

la luce da immensità, libera certezze, eppure,

ce ne scordiamo, non smette mai di creare ombre

precise, od incerte, come quelle che nascono

da una notte discesa su una lenta fiamma,

ma io, accantono ombre  e mi libero dal peso della luce

mentre cerco , nuova legna, a dar sfogo a questa fiamma

 

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ESULE


estraneo alla mia terra, ai miei luoghi

a questa realtà che cade come un velo

sulle illusioni pure, sulla mia mente,

che mentre sotterra, nasconde, e si conforma


è solo il mio ambiente, non il mio mondo

che nemmeno una partenza afferra,

ma so che ruoto intorno a scenografie,

finti sfondi alla mia vita, che cadranno per primi


in questo terremoto che nasce e vibra

strapperei via volentieri questa pelle che mi porto addosso,

perché mi fa lontano, perché mi fa straniero

perché veli, di sicuro non riesce a sopportare.


Ma alza panorami, su spazi chiusi

e libera stanze da porte che sembravano serrate,

il viaggiatore, anela nuovi percorsi, ma cerca la sua casa,

come ogni esule, è solo un uomo lontano dalla sua patria